Patrimonio

I mascareri di Majuli

Numero 04, 2019

I mascareri di Majuli

Anurag Mallick e Priya Ganapathy |autrice

Numero 04, 2019


Con una superficie di 350 kmq, l'isola fluviale più grande dell'India sorge orgogliosa nel possente fiume Brahmaputra. L'isola custodisce anche 22 satra (monasteri e centri per l'arte indù), rendendola un centro di attività culturali e artistiche

La barca su cui ci trovavamo sembrava intenzionata a battere il record per il trasporto di passeggeri. Con oltre un centinaio di persone a bordo, insieme a tre dozzine di biciclette e alcune automobili, la barca si proiettò lentamente sul fiume Brahmaputra, verso una delle isole fluviali più grandi del mondo. Majuli è un tesoro nazionale, fondamento del patrimonio culturale dell’Assam – la tradizione neo-vaishnava del XV secolo. Guidato dal santo assamese e riformatore socio-religioso Srimanta Shankardev e dal suo discepolo Madhavdeva, questo movimento religioso ha innescato un rinascimento culturale e artistico con l’istituzione di xatra o satra (centri monastici). Ricevendo il patrocinio reale dai regnanti Ahom, ogni satra si specializzava in distinte forme artistiche e di espressione spirituale per adorare la divinità Vishnu per mezzo di musica, canto, danza e racconti tratti dal Ramayana e dal Mahabharata.

Qui viene praticata l’arte tradizionale della maschera sin dalla metà del XVII secolo e continua ad essere utilizzata nel raas leela e bhaona, un’antica forma di teatro assamese. Krishnakant Bora, un giovane apprendista che sta imparando il mestiere secondo il secolare ‘guru shishya parampara’, afferra con entusiasmo diverse maschere dal davanzale e le indossa, per mostrare ogni personaggio – da Putna, l’orchessa dai capelli d’argento a Bakasura, la cicogna gigante, fino a Aghasura, il demone serpente. Hem Chandra Goswami (guruji), artista di grande esperienza nonché vincitore della Sangeet Academy of Natak Academy, ci raggiunge. Seduto sul pavimento con un chaddor in cotone assamese (scialle) drappeggiato sulle spalle, ci descrive l’arte tradizionale della fabbricazione delle maschere.

Uttar Kamalabari Sattra, una danza che raffigura il Dio Krishna mentre si esibisce sull’isola di Majuli

La maschera viene essiccata al sole e dipinta con coloranti come l’hingul (rosso) e l’hital (giallo), estratti da elementi naturali – legno, foglie, corteccia e semi. Il colore beguni (viola) viene estratto dalla melanzana, il kamala brillante (arancione) dalle arance e il dhekia (verde) dalle felci. Essendo il portatore di un’eredità sopravvissuta per secoli, Goswami sottolinea la necessità di preservare quest’arte prossima alla scomparsa. Per questo tiene seminari e corsi nell’Assam, nel Bengala Occidentale e nell’Odisha.

Il traghetto carico di residenti e turisti che quotidianamente arrivano a Nimati Ghat dall’isola di Majuli, dopo aver attraversato il fiume Brahmaputra, vicino a Jorhat

Guidato dal santo assamese e riformatore socio-religioso Srimanta Shankardev e dal suo discepolo Madhavdeva, questo movimento religioso di Majuli ha innescato un rinascimento culturale e artistico

Attraversando l’isola su una moto a noleggio abbiamo assistito ai festeggiamenti in vari satra. A Bhogpur, la più antica satra dell’isola, istituita da Shankardev nel 1528, abbiamo ascoltato i borgeet (canti devozionali) nella naamghar (sala di preghiera) e abbiamo assistito a un dramma a Garamur Satra. I re Ahom costruirono una lunga strada, su un alto terrapieno (chiamato gar) che terminava in questo angolo (mur), da cui il nome Garamur. Auniati, nome che deriva da auni (pianta rampicante) e ati (luogo dell’altopiano), fu fondato nel 1653 dal re Ahom Jayadhwaja Singh. Essendo un satra udasin (celibe), i giovani ragazzi erano dipinti e vestiti come fossero delle ragazze per eseguire la Apsara Nritya (danza delle ninfe celesti).

il famoso artigiano di maschere e artista Hem Chandra Goswami, che realizza le maschere per il bhaona;

C’erano la paalnaam (preghiera devozionale), il gayan-bayan (canto e danza), effettuati usando il khol e il taal e un’interpretazione commovente della Dashavatar Nritya da parte del decano settuagenario della danza Satriya Khagendranath Lekharu. Shankardev fondò la prima satra di Majuli, all’inizio del XVI secolo, nella zona occidentale; fu chiamata Belguri come il citrus sinensis piantato da lui. Belguri era stato a lungo danneggiato a causa dell’erosione. Dopo aver esplorato Natun Kamalabari e Dakhinpat siamo tornati a Samaguri, al tramonto, in tempo per goderci lo spettacolo.

Esistono tre tipi di maschere: il mukha bhaona, che copre il viso, il Lotokoi, leggermente più grande e il gigantesco cho, composto da testa e corpo

tradizionali capanne su palafitte fluviali, costruite sul lungofiume dell’isola di Majuli

La sala era piena zeppa di persone che allungavano il collo mentre un fragore di piatti e tamburi annunciava l’arrivo di Goswami e del suo staff. In un attimo iniziò la magia e le maschere di Majuli si animarono, come fanno da secoli. La folla rimase a bocca aperta mentre i demoni mostravano la loro ira e i bambini, spaventati, si rannicchiavano nel seno della loro madre. Alla deriva sulla nostra barca, guardammo le acque fangose ​​che lambivano le sponde del fiume Brahmapurta. L’acqua increspata brillava e scintillava – un promemoria della necessità di preservare il suo patrimonio, in via di estinzione.

Anurag Mallick e Priya Ganapathy

Dopo una carriera nel settore dei media, della pubblicità, della radio, cinema e Internet, Anurag Mallick e Priya Ganapathy hanno lasciato la vita aziendale per specializzarsi nella scrittura di viaggi. "Liberamente residenti" a Bangalore, il duo itinerante gestisce il Red Scarab Travel & Media, personalizzando soluzioni per il turismo.
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